VIAGGI DI MADYUR
VIAGGIA NEI PAESAGGI DEL MONDO
mercoledì 21 novembre 2012
AD AMSTERDAM IL PEGGIOR ALBERGO DEL MONDO
Pagare per un letto che non userai
Ecodoccia
"Se cercate un alloggio eccellente ed economico ad Amsterdam (o anche solo un alloggio mediocre ed economico ad Amsterdam) basta una rapida ricerca su Internet. Se tutte le possibilità fossero esaurite, un’idea potrebbe essere una panchina nel parco o una stanza all’Hans Brinker Budget Hotel.L hotel è orgoglioso di deludere i suoi clienti da quarant’anni. Pago del suo comfort paragonabile a una prigione di minima sicurezza, l’Hans Brinker offre anche un po’ d’acqua nei tubi, un bar nel sottoscala con poca luce e nessun ricambio d’aria": Questa la presentazione dell'albergo più disgustoso del mondo, così si definisce, che avverte prima i clienti a cosa vanno incontro
giovedì 25 ottobre 2012
BOZCAADA : VILLAGGIO TURCO. STRUGGENTE E ANCORA INCONTAMINATO DAI TURISTI
Da un secolo si chiama Bozcaada , gioiello ad ovest della Turchia meridionale , isola carica di storia e natura , preservata dagli scempi edilizi da un inflessibile piano regolatore e miracolosamente poco battuta dal turismo di massa.
E’ ventosa Bozcaada grazie all’Imbat che soffia fresco dal Sud , disseminata dalle spiagge di sabbia e sassi , con un mare cristallino dai riflessi che incantano , insieme con le sue campagne , coltivate ad ulivi e viti , e con almeno una ventina di vinerie che producono un corposo vino invitante fra cui il celebre Curvus e un Cabernet che sempre più conquistano il mercato interno.
L’impatto con il tramonto è meraviglioso. Ci si arriva in traghetto in 45 minuti di navigazione dal porto di Geykli a una 60 Km da Cannakale. Dal mare si vede il piccolo porto di Bozcaada , l’unico paese dell’isola mentre, sullo sfondo , subito appare la maestosa fortezza ottomana con le torri e i bastioni color ocra , racchiusa dalle mura costruite da Solimano il Magnifico , costruzione imponente e pressoché intatta.
La sera la vita locale si anima e si accendono le luci di taverne e caffè tra i tanti vicoli e stradine che ancora raccontano un villaggio greco ( l’isola è stata greca fino al 1912 e molti gli abitanti di allora l’hanno lasciata solo negli Anni Settanta per tornarci adesso in vacanza), con le tegole rosse dei tetti e i colori del bianco , dell’ocra e dell’azzurro, la semplicità delle case , i fiori e le piante che invadono i cortili.
Le baie più belle si trovano lungo la costa meridionale , spiagge di sassi come l’Ayana o miste di sabbia e attrezzate con chioschi , bar e ombrelloni A trenta minuti del villaggio si trova la caletta di Ariana raggiungibile in bicicletta , in motorino o in auto, tutti i mezzi affittabili in paese. Quando cala il sole è il momento di un giro al faro di Tuzburnu dove, dalla splendida omonima baia, si può assistere ad un tramonto struggente.
Mentre , se si vuole ammirare l’intera isola dall’alto, il punto giusto da cui osservarla sta a nord est ed è a Goztepe a 192 metri. Piacevole anche una passeggiata fra le innumerevoli pale eoliche che regalano all’isola una ricca energia pulita. Irrinunciabile, infine, girovagare tra le vinerie. Un amore quello per il vino che ha da tempo conquistato sia gli abitanti che i visitatori. Sull’isola si producono uve pregiate e vale la pena scoprire la bellezza delle campagne coltivate a vite.
martedì 9 ottobre 2012
VISITA ALLE ANTICHE MINIERE BELGHE
Dei quattro siti , Bois du Cazier e Grand Hornu sono particolazrmente significativi. Il Bois du Cazier , periferia di Charleroi, fu teatro , l’8 agosto 1956, di una tragedia. Un esplosione a quasi mille metri di profondità che coinvolse 275 minatori. Soltanto 13 si salvarono. Tra le vittime 136 erano italiani.
Il Grand Hornu incarna l’utopia dell’industriale Henri De Goges che, nell’area delle miniere , creò una città ideale , con abitazioni per i lavoratori , una scuola, una biblioteca , una sala da ballo e aree verdi. Il progetto fu concepito e avviato nel 1811, ma purtroppo De Goges, stroncato dal colera nel 1832, non lo vide mai realizzato.
I siti chiusi, rispettivamente nel 1967 e nel 1954, rischiarono di essere cancellati dalle speculazioni edilizie. L’azione congiunta da privati e pubblici amministratori ha fermato tutto , e trasformato i due siti in realtà museali ed espositive.
Le strutture ristrutturate ospitano spazi allestiti seguendo criteri moderni per nulla stridenti rispetto al contesto originale . Il direttore del Bois Jean Luois Delaet afferma “Il passato deve servire al presente per guardare al futuro”. La visita è attraverso la visione degli impianti , dei depositi, dei padiglioni , delle stanze che servivano da cambio abiti. La ricostruzione di un tratto di galleria aiuta a comprendere la durezza di tutte quelle ore trascorse sotto terra.
Lo spazio 8 agosto, il Memoriale, le Officine , sono dedicati alla tragedia. Si prosegue con il Museo dell’Industria , articolato in vari settori, con pezzi d’epoca. Nel 2007 ha aperto , all’interno dell’ex lampisteria, il Museo del Vetro. E le sale dedicate all’arte vetraria vantano prezzi rarissimi.
Oltre l’ingresso del Grand Hornu c’è un’immensa struttura semicircolare che abbraccia un prato immenso. Al centro del prato si trova la statua di De Goges . Gli edifici bassi , in mattoni a vista, ospitavano gli uffici amministrativi , i magazzini, le scuderie per i cavalli che tiravano i carri colmi di carbone. I pozzi d’estrazione erano all’esterno , come le 450 case dei minatori , differenti per ampiezza rispetto al grado gerarchico. Oggi appartengono tutte a privati.
Lo spazio riconvertito del Grand Hornu guarda all’arte contemporanea. Il Mac’s (Musée des Arts Contemporains), inaugurato nel 2002 , è una fucina creativa che ospita a getto continuo mostre e installazioni di artisti internazionali.
giovedì 4 ottobre 2012
VISITA A NEW DELHI DOVE L’INDIA INCROCIA L’EUROPA
Se attraversate Connaught Place , sarete al centro del piano urbanistico concepito dall’inglese Edwin Luytens, piena di fast food ne jeanserie. Solo il clima umidissimo , le palme, i tuk tuk gialloverde e risciò danno la certezza di essere nel continente asiatico. New Delhi , con i suoi quattordici milioni di abitanti, ci tiene a mantenere alto lo status di capitale. I giardini sono curati nei minimi dettagli , il traffico regolare anche rispetto a Mumbai, le aree commerciali lustrate più volte al giorno.
La new economy assedia New Delhi dalla periferia , con grattacieli e centri commerciali e nuovi condomini che il turista non riuscirebbe neanche a immaginare immerso nella quiete dell’Akshardham o del Lotus Temple, mete di pellegrinaggi hindu. L’India esplode nei mercati , trabocca dalle viuzze della città vecchia, stupisce nelle zone archeologiche.
Una gita per New Delhi inizia nella città vecchia ed è un’esperienza irrinunciabile. Una volta raggiunto il Red Fort , tutti gli altri monumenti sono raggiungibili a piedi. Prendetevi del tempo per vedere Jama Masjid, la grande moschea fatta erigere da Shah Jahan nel XVII secolo per le preghiere del venerdì. Il piazzale delimitato da quattro torri e due minareti alti 40 metri può accogliere fino a venticinquemila fedeli.
Nel 1652 all’architetto persiano Mirak MIrza Ghiyat fu commissionata la costruzione della tomba dell’imperatore moghul Humayun dalla moglie Hamida Banu Begum. E’ la prima tomba-giardino in India , poi largamente limitata. Il Taj Mahal di Agra , settant’anni più tardi , sarebbe diventato un esempio grandioso e sublime di questo stile.
Se si ama l’altezza c’è la torre arenaria di settantadue metri risalente al 1202 , la Qutb MInar. Eretta in forma di minareto per commemorare la vittoria del Moghul sul Rajput è l’unico monumento superstite di un complesso enorme di cui resta solo una piccola parte. Dal 1993 è , insieme alla tomba di Humayun, nell’elenco dei patrimoni dell’Unesco.
Per mangiare si può andare al 14 di Defence Colony Market da Swagath. Il ristorante propone una varietà di cucina vegetariana non legata alla tradizione dell’India del sud con delle piacevoli escursioni nel menù cinese. Aragosta e granchio sono piatti forti.
Dopo pranzo si può andare a vedere i diversi mercati indiani. Il Khan Bazar , a South Delhi, è uno di questi ed è il più visitato dai turisti. Il negozio di artigianato e stoffe Fabindia è sempre affollatissimo. Il Sunder Nagar Market è per chi è a caccia di antiquariato. Ci sono i due miglior negozi di tè della città , Regalia e Mittal Tea House.
Al 4 di Mandela Nelson Road c’è il nuovo Tempio del lusso dove fanno in bella mostra griffe italiane, francesi e inglesi, il DLF Emporio. Dopo una sosta nell’ottimo coffee shop stretto tra Dior e Vuitton , meglio esplorare i piani superiori con le vetrine degli stilisti italiani. Tra tutti Rajesh Pratah Singh , con creazioni per uomo e donna con grande buon gusto di moda occidentale. Tutto rigorosamente hand made ( fatte a mano).
giovedì 27 settembre 2012
ISTANBUL , CON UNA FINESTRA NEL FUTURO
Un’energia che si sprigiona dalle due sponde dello Stretto ( Bosforo) , quella anatolica ed europea, e sembra non spegnersi mai.
Si potrebbe decidere di passare il tempo nella parte asiatica, tanto in dieci minuti di traghetto si è nella parte europea. Il quartiere antico di Kadikoy, in parte bruciato secoli fa e poi ricostruito nella parte alta di Yeldegirmeni , oggi è in piena rivoluzione. Era una quartiere trasandato. Adesso sta diventando un polo di attrazione commerciale , culturale e artistico. Un mese fa il premier turco Recep Tayyip Erdogan, che di Istanbul è stato per molto tempo sindaco prima di salire al governo, ha inaugurato qui la nuova metropolitana. ( 26 Km con 16 stazioni).
Istanbul è una metropoli di 16 milioni di abitanti , cifra approssimata, e transitano 1,95 milioni di auto ogni giorno . Le vetture inserite al giorno sono 450. Una marea incontrollabile che ha portato l’amministrazione a considerare di costruire il terzo ponte sul Bosforo, puntando a dirottare il traffico su quella zona.
Non finiscono i progetti per questa città . Si profila un terzo aeroporto dopo quello chiamato Ataturk , dal nome del padre della Turchia moderna, Mustafa Kemal, posto nella zona europea, e quello recentissimo dedicato a Sabiha Gokcen , figlia adottiva di Ataturk e prima donna pilota di guerra al mondo , sorto nella parta anatolica e che tanto sta contribuendo ad alleggerire gli ingorghi. L’idea è edificare un nuovo aeroporto per 100 milioni di passeggeri , un progetto di 30 milioni di euro.
Istanbul cerca una porta sul futuro, per questo è ad un buon punto il Progetto Marmaray , il tunnel sotto lo Stretto, in grado di collegare la parte asiatica con quella europea. Verrà inaugurata il 29 ottobre 2013 : i 90 anni della nascita della Repubblica di Turchia. Si cerca in questo modo di polverizzare i tempi di percorrenza tra le due parti metropolitane. L’economia turca versa una situazione positivissima: il 22 novembre ci saranno i lavori di un convegno agli investimenti nel cosiddetto Bric d’Europa , cioè il Paese emergente del Vecchio Continente , assieme alle nuove potenze mondiali come Brasile, Russia, India e Cina.
Per arrivare al porto di Kadikoy , si passa davanti alla stazione ferroviaria di Haydarpasha, un gioiello della struttura imponente. Il sistema ferroviario non è eccellente in questo momento, ma il Ministero dei Trasporti vuole mettere mano all’intero sistema , ramificandolo e potenziandolo. Come avviene con il cielo. La Turkish Airlines, azienda di bandiera, ha ampliato la sua flotta , diversificato le rotte , migliorato i servizi e per questo vinti premi internazionali. Ora la Turkish Airlines è tra i primi vettori del mondo.
Il visitatore non può non onorare la parte europea con tappe sempre gratificanti : Come il Topkapi, Santa Sofia, Moschea Blu , Cisterna. Anche se la parte asiatica potrebbe riservare sorprese: come una cena nel Kiz Kulezi , isola della principessa ( girato un film di Bond), un partita a calcio nello stadio del Fenerbahce , futuristico, e un giro nel battello lungo le meravigliose ville che diradano sull’acqua. Se si vuole comprare e andare a fare shopping , si resterà abbagliati dalla Kilometrica Bagdada Caddesi , una strada che emana lusso su ogni mattonella.
lunedì 24 settembre 2012
MONTPELLIER : DA PICCOLO BORGO AD AGGLOMERATO URBANO
La città, capoluogo della regione Languedoc-Roussillon, è il punto di partenza ideale per esplorare le strade del vino , ma anche per osservare i progetti dei migliori talenti dell’architettura contemporanea. Da piccolo borgo la città è diventata l’ottavo agglomerato urbano del Paese , estendosi sempre più verso il mare. New York Times l’ha inserita tra le destinazioni di quest’anno.
I posti da visionare.
Place de la Comédie
E’ nel cuore del centro storico di Montpellier , interamente pedonalizzato. L’edificio dell’Opéra su Place del la Comédie è stato appena aperto dopo due anni di lavori di ristrutturazione. Montpellier è una città universitaria che vanta uno die più antichi atenei del paese dove studiarono personaggi di Rebelais e Nostradamus. Da non perdere la visita all’Agora, il centro internazionale della Danza realizzato in un convento delle suore orsoline con uno spazio all’aperto di 600 posti.
Museo Fabre
Il Museo Fabre ospita una collezione unica di quadri di maestri olandesi dell’Età dell’Oro e dell’avanguardia impressionista , da Courbet e Delacroix . Grazie a Caravaggio e ai suoi discepoli in Europa , il mueso ha già ricevuto 100 mila visitatori.
Cattedrale di Saint-Pierre
Nella parte antica c’è questa cattedrale sopravvissuta alle guerre di religione. Una spettacolare cattedrale da non perdersi.
Hotel de la Ville
Il nuovo municipio è un gigantesco cubo , un monolite blu appoggiato sulle rive del fiume Lez, dentro un immenso parco con canali e brasserie dove si può fare una sosta per sorseggiare qualcosa.
Pierre Vives Building
Nel quartiere popolare Mosson-Paillade , Zaha Hadidi ha appena inaugurato Pierre Vives , il complesso in cemento e vetro che riunisce gli archivi regionali , una biblioteca comunale e un centro culturale e un centro sportivo.Se volete raggiungere questo posto basta prendere la linea 1 del tram, dove i vagoni sono stati disegnati dallo stilista Lacroix.
Quartiere Antigone
Antigone è un quartiere in stile greco – romano e immaginato dall’architetto Ricardo Bofill. Montpellier vanta una tradizione all’avanguardia nell’architettura , in parte dovuta alle manie di grandezza del sindaco Freche che ha governato dal 1977 al 2004. Freche ha cambiato il volto della città. Nel quartiere Odysseum , ha chiesto la costruzione di una serie di statue per “I Grandi uomini del ventesimo secolo” . tra cui Lenin, Churchill , Roosevelt. Il sindaco voleva anche inserire Mao , ma fermato dalle polemiche.
sabato 22 settembre 2012
REGGIO EMILIA APRE I CHIOSTRI DI SAN PIETRO
Il terremoto ha , purtroppo, sfregiato la terra e gli edifici dell’Emilia. Reggio Emilia ha deciso di far sgorgare nella regione disastrata una bella musica. La musica dell’Italia loves Emilia.
I reggiani non amano mettersi in mostra. Per chi non lo sa Ludovico Ariosto è nato qui. Sulla Via Emilia verso Modena la villa in cui il poeta trascorse l’infanzia ( il Mauriziano) è aperta al pubblico. L’immaginario di Ariosto fu forgiato da questo paesaggio.
Bello passeggiare nel verde del parco del Crostolo . il torrente che nei secoli è stato spostato due volte. La città conserva una tradizione tramandata dalla storia , ma riesce a crearsi una proiezione futura. All’angolo sulla facciata del Palazzo Becchi-Magnani c’è la statua del Giano Bifronte , con una particolarità: uno è di un vecchio, l’altra di un giovane. Come il passato e il futuro.
Reggio è la città dove nacque il Tricolore. Turisticamente si può girare tra il centro Melaguzzi – méta di chi viene a studiare il pedagogico emiliano – , la chiesa della Madonna della Ghiara ( con il Crocefisso del Guercino) , al teatro Valli , alla Basilica di San Prospero, il santo Patrono.
La notizia nuova è che dal 29 settembre al 4 novembre si aprono i chiostri benedettini di San Pietro per il Festival di danza, musica, teatro. Quest’anno il festival ha il titolo di Oracoli con l’inaugurazione dedicata al ricordo di John Cage e eventi come le esibizioni di Paolo Fresu e quelle dell’Aterballetto. L’Aterballetto è nato qui e ha sede nell’ex fabbrica Lombardini.
Suggestivi sono i chiostri di San Pietro. Attraverso un piccolo portone , sulla via Emilia, si apre un cortile che si immette nel chiostro piccolo – rinascimentale , realizzato nel 1524- e da lì si passa al chiostro grande di qualche anno successivo con le logge e le facciate arricchite da statue meravigliose.





