giovedì 9 giugno 2011

LUNGO IL DOURO : TRA VIGNE E QUINTAS ( FATTORIE) NEL PORTOGALLO PIENO DI STORIA

La terra scura che prima trattiene le temperature africane dell’estate , poi s’inzuppa di piogge atlantiche, liberando il microclima perfetto. In una piccola valle incantata , specchiata in un fiume silenzioso , attraversata da un vecchio treno a vapore. Il mare e Oporto sono a 100 Km e mille insenature più in basso , ma qui è cominciata la storia del Vino che ha 2500 anni. Nella valle di Douro , a nord del Portogallo , tra i tralci che l’Unesco ha eletto patrimonio dell’Umanità.


douro


Qui i Fenici cominciarono a coltivare l’uva, e le tracce sono ancora lì. Qui si raccolgono grappoli che a valle, con la giusta dose di acquavite e le carezze del tempo , diventeranno il leggendario vino.


A Metà del XVIII secolo il Marchese di Pombal fondò la Compagnia Generale delle Vigne dell’Alto Douro , introducendo con un decreto il concetto moderno del doc. E dove 25 anni fa la gente del posto ha cominciato una nuova avventura e si è messa a produrre e imbottigliare in proprio il suo vino.


Bianco come i vitigni Codega, Carrega, o Frenao Pires. Rosso come il Touriga , il Mourisco, , il Tinta Carvalha . Fresco, potente e intenso come questa terra , punto di riferimento mondiale dell’enoturismo e accogliente tutto l’anno. La si può navigare a bordo dei rabelos , le antiche barche dal ventre piatto che per secoli hanno caricato e sceso a valle barili di vino sfidando il corso impetuoso e le strette anse. Oppure muovere dalla città e viaggiare lenti sui treni a vapore e diesel che corrono paralleli al Douro , godendosi il paesaggio e sostando in stazioncine dalle pareti coperte di ceramiche , come gli azulejos di Pinhao. O girare in auto e ammirare le verdissime colline terrorizzate , i muretti di pietra che ricordano quelli liguri i resti di quei filari stretti che prosperarono fino alla fine del XIX secolo e all’epidemia di filossera , una maledizione che tutto distrusse prima dell’ennesima rinascita.


Viaggiare e fermarsi nelle suggestive quintas , le fattorie dove è possibile mangiare, dormire , degustare con qualche mandorla salata , visitando le cantine. Ascoltando racconti di vino vecchi di secoli , di millenni : perché dopo i fenici furono i romani , e poi gli arabi. Dal 1986 il vino giovane del Douro, per decreto del Marchese, tutto il vino doveva obbligatoriamente finire a Oporto , e invecchiare. Adesso si commerciano cinquanta diverse varietà di vino e i produttori sono 33 mila.


Fattorie come la prestigiosa Quinta do Crasto – quasi un milione di bottiglie – o la Quinta nova , in un podere del XVIII secolo , o ancora la Quinta da Pacheca , che ha una storia di seicento anni. La Quinta do Vale do Meao è un po’ più a nord nell’alta valle del Douro : qui la Ferreira produce il Barca Veilha , il vino preferito dal portoghese più famoso del momento.

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