Un Visitatore a Dina Robin, come chiamarono l’isola gli arabi, o Prins Martins, come la battezzarono gli olandesi, o Isle de France, come la chiamarono i francesi, scrisse “Dio fece per prima cosa Mauritius , poi creò il Paradiso”. Quel visitatore era Mark Twain , che fu nell’isola per alcuni giorni per un viaggio. I diari dello scrittore vennero pubblicati in Following The Equator.
Altro ospite d’eccellenza dell’Isola fu Charles Darwin che la raggiunse nel 1836 , durante la sua spedizione scientifica attraverso il mondo a bordo del Beagle. L’evoluzionista parlò dell’isola come “ di scenari splendidi nel verde brillante”.
Oggi , come quando approdò Darwin, l’isola , grazie al clima e alla sua collocazione, è verdissima e tutta coltivata. Gli olandesi, all’inizio del Seicento introdussero la canna da zucchero e la schiavitù; i francesi , non bandirono la schiavitù, e diffusero la canna da zucchero su vasta scala e realizzarono una ferrovia per trasportarla. Costruirono anche distillerie di rum. Gli inglesi furono i “padroni” che occuparono di più l’isola : la governarono dal 1810 al 1968 senza cambiare il nome dato all’isola dagli Olandesi (Mauritius) e la lingua nazionale ( francese). Gli inglesi introdussero il té, l’ordinamento giuridico e la guida a sinistra.
Da vent’anni è il turismo uno dei pilastri dell’economia. Qui è sempre estate , e in ogni stagione arrivano sull’isola di soli 2000 Km quadrati di visitatori da tutto il mondo: nel 201o sono quasi stati un milione. Fiori all’occhiello sono il mare protetto dalla barriera corallina , ideale per le immersione, e i pachi naturali. Le etnie in quest’isola sono molteplici “Le varie razze che camminano per le strade sono lo spettacolo più interessante della capitale Port Louis”.
L’aeroporto internazionale è a Plaisance, a sud dell’isola. La capitale è Port Louis , a nord. In comune con le altri capitali è il traffico caotico , per il resto , è una città tranquilla , con edifici colorati ben tenuti e molte attrattive culturali. Da visitare , i marcati colorati e pieni di odori intensi , dove il turista è rispettato se sa contrattare il prezzo. Il più grande è il Mercato Centrale , tra il Waterfront e il Farquhar street, ospitato in una struttura dell’Ottocento : da poco restaurato . Il Caudan Waterfront che costeggia il mare da Palce du Quai a Le Coudan è invece l’area con i locali e i negozi eleganti : ci si può passeggiare , guardare il mare , mangiare e fare acquisti.
Sito Unesco è Aapravasi Ghat , la Ellis Island delle Mauritius , un luogo di sofferenza. E’ un castello in pietra che tra il 1849 e il 1923 servì come centro di smistamento per gli immigrati , soprattutto indiani , che venivano a raccogliere la canna da zucchero. Uno dei musei da vedere è il Blue Penny Museum che raccoglie una straordinaria collezione di coloratissimi francobolli mauriziani e testimonianze del passato coloniale. Il pezzo più ammirato è una statua al piano terra , realizzata da Prosper d’Epinay nel 1884 : rappresenta due giovani abbracciati protagonisti di un romanzo omonimo scritto dal francese Jacques – Henri – Bernardin de Saint-Pierre alla fine del Settecento. Sono Paul e Virginie , Romeo e Giulietta dell’isola.
Il mare , grazie alla protezione della barriera corallina, è sempre calmo , con le spiagge bianche di corallo. La città balneare più mondana è Grand Baie , sulla punta nord : dai moli di legno ci si imbarca per le isole riserve-naturali di Ile Plate , Coin de Mire e Ile Aux Serpents.
La piccola isola-nazione si trova ora davanti ad un bivio: la domanda turistica aumenta di anno in anno per le bellezze naturali , l’estate perenne e i prezzi convenienti. Costruire alberghi e resort ? Incrementare l’offerta turistica significherebbe però distruggere le coste già molte edificate : si sta scegliendo di puntare sul turismo sostenibile e la salvaguardia della natura.
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